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Ricambi e obsolescenza

Reverse engineering (ricambi)

In breve

Nei ricambi il reverse engineering è la riprogettazione di un componente sulla base di un campione esistente, quando l’originale non è più disponibile.

Indice
  1. Che cos’è Reverse engineering?
  2. In pratica: manutenzione e acquisti
  3. Domande frequenti
  4. Termini correlati
  5. Approfondimenti

Che cos’è Reverse engineering?

Se un produttore ha messo fuori produzione una parte, non esiste più o non è disponibile alcuna documentazione, il reverse engineering può garantire la fornitura di ricambi. Da un campione esistente, possibilmente non danneggiato, si ricavano tutte le informazioni necessarie per una nuova fabbricazione. Candidati tipici sono parti meccaniche come ruote dentate, alberi, boccole, giranti, guarnizioni e parti di carcassa.

Il procedimento comprende il rilievo dimensionale con strumenti di misura, macchina di misura a coordinate o scanner 3D, la determinazione di materiale, durezza e trattamento superficiale, la derivazione di accoppiamenti e tolleranze dalla funzione e la redazione di un disegno costruttivo. Seguono la produzione del campione, il controllo dei primi campioni e la prova di funzionamento nell’impianto. Con campioni usurati le quote nominali vanno ricostruite, il che richiede una comprensione tecnica del gruppo.

I limiti sono posti da diritti di proprietà industriale come brevetti o disegni registrati, da verificare prima di una rifabbricazione, e da funzioni rilevanti per la sicurezza, per le quali può essere necessaria una nuova valutazione. I gruppi elettronici con software si possono di norma riprodurre solo in misura limitata. Questa voce non sostituisce una verifica legale del singolo caso.

In pratica: manutenzione e acquisti

Per un reverse engineering andrebbero messi a disposizione campione, eventuali disegni di dettaglio, posizione di montaggio, controparti, condizioni di esercizio e quadri di danno noti. Il nuovo disegno andrebbe poi archiviato come dato anagrafico, così che i successivi riordini siano possibili senza un nuovo rilievo.

Sinonimi e abbreviazioni: riprogettazione · ingegneria inversa · reengineering

Domande frequenti

Quando conviene il reverse engineering per i ricambi?

Il reverse engineering conviene quando una parte non è più disponibile, non esiste una parte alternativa equivalente e l’impianto deve restare in esercizio ancora a lungo. Sono particolarmente adatte le parti puramente meccaniche. Vanno soppesati l’impegno per rilievo, disegno e primi campioni rispetto ai costi di un fermo impianto o di un retrofit.

È consentito riprodurre i ricambi?

Dipende dal singolo caso. Se esistono ancora diritti di proprietà industriale come brevetti, modelli di utilità o disegni registrati, una riproduzione può essere limitata. Hanno un ruolo anche gli accordi contrattuali con il produttore. Prima di una rifabbricazione andrebbe quindi verificata la situazione giuridica; vincolante è il parere di un soggetto qualificato, non questa voce.

Quali fasi comprende il reverse engineering?

Di solito si prevedono rilievo dello stato e analisi funzionale, rilievo dimensionale del campione, determinazione di materiale e durezza, ricostruzione di quote nominali e tolleranze, redazione di un disegno o di un modello 3D, produzione del campione, controllo dei primi campioni e prova di funzionamento. Solo dopo un esito positivo la parte viene approvata e documentata come ricambio.

Qual è la differenza tra reverse engineering e parte alternativa?

Una parte alternativa è un prodotto già disponibile sul mercato di un altro produttore, in grado di sostituire tecnicamente l’originale. Con il reverse engineering, invece, si disegna e si fabbrica una nuova parte sulla base dell’originale. Vi si ricorre di solito quando non si trova una parte alternativa adatta.

Approfondimenti