In breve
I controlli non distruttivi (CND) comprendono metodi con cui si esaminano i componenti alla ricerca di difetti come cricche o porosità senza danneggiarli.
Indice
Che cos’è Controlli non distruttivi?
I metodi di controllo non distruttivo, in inglese non-destructive testing (NDT), esaminano materiali e componenti senza comprometterne l’idoneità all’uso. A differenza delle prove distruttive, come la prova di trazione o di resilienza su un provino, la parte controllata può poi essere riutilizzata. I CND si impiegano in produzione, al ricevimento merci e nelle verifiche periodiche degli impianti.
Tra i metodi più diffusi figurano l’esame visivo (VT), i liquidi penetranti (PT) per le cricche superficiali, le particelle magnetiche (MT) per i materiali ferromagnetici, gli ultrasuoni (UT) per difetti interni e spessori, la radiografia (RT) con raggi X o gamma e le correnti indotte (ET). Il metodo adatto dipende da materiale, geometria, tipo di difetto e accessibilità. Il personale addetto ai controlli è spesso qualificato e certificato secondo EN ISO 9712.
Nella manutenzione i CND servono a individuare per tempo danni su alberi, saldature, recipienti o tubazioni e a decidere tra riparazione e sostituzione. Per i ricambi, in particolare per getti, forgiati o parti saldate, un controllo non distruttivo può far parte del collaudo e viene allora documentato nel certificato di controllo.
In pratica: manutenzione e acquisti
Se richiedete un CND per un ricambio, indicate nella richiesta metodo, estensione del controllo, norma di valutazione ed evidenza desiderata. Senza questi dati le offerte sono difficilmente confrontabili e il rapporto di prova non corrisponderà poi ai vostri requisiti di collaudo.
Sinonimi e abbreviazioni: CND · NDT · non-destructive testing · prove non distruttive · PND
Domande frequenti
Quali metodi di controllo non distruttivo esistono?
I metodi principali sono esame visivo, liquidi penetranti, particelle magnetiche, ultrasuoni, radiografia e correnti indotte. I metodi superficiali come liquidi penetranti e particelle magnetiche rilevano cricche aperte, quelli volumetrici come ultrasuoni e radiografia anche difetti interni. A seconda del componente e del quesito si impiegano inoltre metodi come la termografia o le emissioni acustiche.
Qual è la differenza tra prove distruttive e controlli non distruttivi?
Nella prova distruttiva un provino viene sollecitato fino a rottura, ad esempio nella prova di trazione, di piegamento o di resilienza. Se ne ricavano le caratteristiche del materiale, ma il provino diventa poi inutilizzabile. Il controllo non distruttivo esamina invece il componente stesso alla ricerca di difetti, senza danneggiarlo. I due approcci si completano: le proprietà del materiale derivano per lo più da prove distruttive, l’assenza di difetti dai CND.
Quando si impiega il controllo a ultrasuoni?
Gli ultrasuoni sono adatti a individuare difetti interni come mancanze di fusione, cavità di ritiro o inclusioni in saldature, forgiati e lamiere. Si usano inoltre per misurare spessori, ad esempio su recipienti e tubazioni, per monitorare la perdita di materiale dovuta alla corrosione. Il metodo richiede un mezzo di accoppiamento e superfici ben preparate, e l’interpretazione richiede personale qualificato.